venerdì 16 aprile 2010

La tata

Ieri sera sono tornato a casa, saranno state le nove, ho acceso la televisione e sono capitato su un programma su La7 dove c’è una tata che va a casa di una famiglia che ha dei bambini piccoli, sta giorni e giorni con loro e poi, dopo un attento esame, dice ai genitori che, in pratica, son dei deficenti, che al bambino non devono far fare quella cosa, che invece quella gliela proibiscono senza motivo, che non va mica bene così, che non sono equilibrati, che così crescono viziati, che hanno dei grandi difetti, che mica va bene così, che devono essere più severi, ma ragionare, non accontentarli sempre, i figli; non va mica bene così, abbiamo dei problemi seri.
Ecco, ho visto dieci minuti di sto programma e mi è montato su un nervoso che non è descrivibile. Ma cristo di dio, come cazzo si fa a fare entrare una presunta tata in casa (sì lo so che li pagano ma per me è inconcepibile comunque) e stare dei giorni con questa vecchia tizia vestita come la cameriera nera di Via Col Vento, affidarle i tuoi bambini, farli riprendere dalle telecamere e poi fare un filmato dove questa tata ti dice che sei un deficiente e che era meglio se ti facevi una grigliata, invece che fare un figlio, quella sera.
Che poi, chi lo dice che quella tata dal finto buonismo stampato in faccia abbia ragione? E, anche se avesse ragione, ma perché uno dovrebbe seguire le sue regole?
Per me, se tutti seguissero le regole di quel programma con quelle tate, verrebbero su migliaia di bambini tutti uguali, tutti ugualmente deficienti, tutti ugualmente da prendere a testate perché insopportabili, tutti perfettini, tutti educati, col collettino sempre alto: una massa di coglioni.
Ma non lo capiscono che sono i difetti da coltivare? Da rendere segni caratteristici? Non lo capiscono che sono le intemperanze, le incoerenze le cose belle, che rendono una persona interessante, o almeno diversa dalla massa, dall’uomo medio? L’uomo medio, che schifo. Mi ripugna, l’uomo medio. E quel programma non fa altro che gettare altri fantocci in quella fornace: La Fornace Dell’Uomo Medio. Che brucino pure, tanto ce ne saranno sempre altri. Che se ne formino, che se ne formino ancora.
Erano settimane che non accendevo la tv e ora ho trovato un motivo in più per tenerla spenta, quella fabbrica di uomini medi.

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