giovedì 5 gennaio 2012

Diario dell'assenza di internet - parte 4

Oggi è stata una giornata strana. Serenamente, strana. Internet non va ancora, però in compenso abbiamo scoperto il motivo: alla Telecom devono aver fatto qualche casino, perché ieri infatti nemmeno i telefoni andavano, poi hanno ricominciato a funzionare ma tutti i numeri del mio paese erano stati scambiati, cioè che ieri ho provato a chiamare mio padre a casa, ho fatto il numero di casa, ha risposto una vecchina. Allora ho continuato a chiamare mio padre: “Papi, papi” lui niente, non c’era, c’era la vecchina, che mi strillava: “Chi è? Ma chi è? Chi parla?” e io continuavo: “Papi? Mi senti?” In effetti era un dialogo un po’ da coglioni.

Allora ho messo giù, ho rifatto con più calma il numero di casa, l’ho ricontrollato due volte prima di premere il tasto di avvio chiamata, ha suonato un po’, ha risposto la vecchina: “Pronto?” e allora, come mi capita spesso, che non so che dire e butto giù, e ho buttato giù.

Poi, di notte, quando mio padre è venuto a prendermi al concerto dov’ero andato, era per quello che l’avevo chiamato, per dirgli che doveva venire lui a prendermi, poi invece aveva risposto la vecchina ma questo l’abbiamo già detto, poi, di notte, in macchina, gli ho detto: “Senti ma, il nostro numero di casa, com’è?” E lui ci ha pensato un attimo, me l’ha detto e io gli ho risposto: “Eh, allora perché risponde una vecchina?” E lui m’ha detto che gli era successo anche a lui, il pomeriggio, che avevano chiamato quattro volte a casa e ogni volta cercavano una persona diversa, ed erano tutti convinti di aver fatto il numero giusto, com’ero convinto anch’io. Mi sa che ieri, nel mio paese, che poi dire “mio” non mi piace per niente, che io quel paese lì non lo sento per niente mio, anzi, proprio lo detesto, ma dicevo, mi sa che ieri, nel paese dove vivo, ci siamo sentiti un po’ tutti coglioni.

Stamattina poi, o meglio, era mezzogiorno, ma io mi ero appena svegliato, quindi era mattina per me, stamattina poi anche mia madre mi ha confermato questo fatto strano, che anche un ragazzo che era andato a servire con lei, si era lamentato che sia internet che il telefono non gli funzionavano più da parecchi giorni, e così un po’ in tutto il paese, ma solo in alcune strade, paradossalmente. La sua strada non andava niente, quella dopo, andava tutto.

E infatti oggi, mentre stavo andando con mio padre e mia madre a Mondovicino, ci ho meditato su, riguardo questo malfunzionamento delle linee telefoniche. Pensavo che sarebbe un buono spunto per un racconto, e pensavo anche di mettermi lì a scriverlo, questo racconto; solo poi non sapevo come iniziare e, a pensarci bene, forse era meglio solo raccontarlo così, come sto facendo adesso, questo fatto dei telefoni, dei numeri scambiati, della vecchina, di internet.

Ecco, mi son dimenticato di dire che ora anche il nostro numero di casa è diverso. Infatti ieri mio padre aveva provato a chiamarmi, da casa, io avevo visto un numero che non conoscevo non avevo risposto, ma era lui, solo che io non sapevo ancora niente. E questo pomeriggio, mentre ero lì sul divano che non facevo niente, mi è venuto da pensare che, fosse andata avanti per molto, la situazione, come si poteva fare? Bisognava avvertire tutti, telefonare col cellulare a tutti e dirgli che per un po’ di tempo, non si sa quanto, ma speriamo poco, il numero del telefono di casa sarebbe stato diverso, poi spiegare il perché, e ripetere la stessa storia a tutti, insomma, una faticaccia.

Poi mi è venuto anche da pensare che una situazione come quella che stavamo, e stiamo, vivendo, sarebbe potuta essere, e lo potrebbe essere ancora, la volta buona per sbarazzarsi di tutti i telefoni, una volta per tutte.

Ma, mi è venuto in mente dopo, una cosa come questa, potrebbe anche essere usata da un ipotetico regime totalitario, che, per annientare, o almeno ostacolare, le comunicazioni a lunga distanza, ma anche a breve, distanza, potrebbe invertire a caso tutti i numeri di telefono d’Italia, per creare un po’ di scompiglio, e poi staccarli definitivamente, che se uno provasse a chiamare qualcuno non sentirebbe manco più tuuu tuuu tuu, ma solo silenzio. Però, mi sono poi chiesto da solo, che bisogno ci sarebbe di invertire per un poco tutti i numeri di telefono? Non potrebbero staccarli tutti subito? Allora mi sono risposto che, da una parte, sarebbe troppo facile, troppo poco crudele, e io questo regime totalitario me lo stavo immaginando crudele, dall’altra, che è proprio perché i numeri di telefono del mio paese erano stati invertiti che mi era venuto da pensare a quella storiellina, quindi la domanda era fuori luogo.

Poi, come ogni volta che andiamo in questo outlet enorme, appena entrati, i miei vanno dove vogliono loro, io entro nella libreria che c’è appena arrivati all’ingresso e sto lì per un’ora buona, anche due, se mi va. Mi metto lì e guardo tutti i libri, Adelphi, Einaudi, Feltrinelli, Mondadori no, che la Mondadori è in fondo in fondo e di solito quando arrivo lì è già ora di andare via, al massimo uno sguardo veloce; poi passo ai settori poesia, filosofia, musica, arte; se ho ancora tempo torno a guardare i primi libri che avevo guardato, e poi compro qualcosa. Non c’è stata una volta che sia uscito a mani vuote, e a tasche piene, da quella libreria.

Anche oggi, infatti, ho passato un’ora solo dallo scaffale della Adelphi, poi dopo c’era quello Einaudi e mi son ricordato di voler leggere qualcosa di Paul Auster, che non ho mai letto ma che mi interessa leggere, chissà perché. Ho cercato la A di Auster e ci saranno stati una decina di suoi libri, li ho guardati tutti, ho letto i retrocopertina, e alla fine ero indeciso se prendere La musica del caso o Trilogia di New York. Non ero convintissimo, però. Non lo so perché, ma avevo uno spiffero di voce in testa che mi diceva che forse era meglio non prenderli. E allora ho continuato a curiosare e mi è venuto in mente di cercare Paolo Nori, che di solito quando vado in libreria lo cerco sempre, e si vede.

C’era Pancetta e Noi la farem vendetta. Ho guardato il prezzo, “ok”, mi son detto, “li prendo.” Li ho presi, ho finito il mio giro, ho dato uno sguardo a Il mondo come volontà e rappresentazione, ripromettendomi che un giorno lo comprerò, sono andato alla casa e sono uscito. Ero indeciso su quale cominciare per primo, che io i libri di Nori li inizio appena dopo averli comprati e al massimo due giorni dopo li ho già finiti. Ho iniziato prima Noi la farem vendetta e per tutto il tempo ho letto.
Voglio dire, mentre camminavo per i negozi, leggevo; mia madre entrava in un negozio, io restavo fuori e leggevo. Ero proprio preso. Infatti a casa mi sono chiesto, ma quanta gente avrò fatto ridere? Vedere uno che cammina, tutto serio, la testa in un libro, che non guarda manco la strada che fa, con quella faccia poi. Mi son vergognato.

Ho anche incontrato due ragazzi che avevo conosciuto un mese fa, al concerto del Teatro degli Orrori, erano seduti su una panchina e mi han salutato, e io gli sarò passato a dieci centimetri dal naso e non li avevo visti. Mi han chiamato, mi son girato li ho visti li ho salutati: “Ciaaaaoooo” e poi, senza dire più niente, son tornato a camminare leggendo. Anche lì mi son vergognato, poi, a casa. O meglio, adesso che lo scrivo e ci ripenso.

E poi anche quel saluto, “Ciaaaaaaooo”, nemmeno fossero i miei migliori amici. Era un po’ esagerato, però ero sorpreso; son stato sincero, questo è da dire. Dopo che mi sono allontanato gli ho sentiti ridere.

Che a me sta cosa che la gente mi ride dietro mi perseguita da anni. Ne sono convinto. Io c’ho qualcosa di buffo, ma non buffo, di ridicolo, che la gente mi ride dietro, quando passo, ma è un riso cattivo, di scherno, che li sento anche dopo dei giorni, nella mia testa, che mi ridono dietro. Anche oggi, c’erano due ragazze, dentro l’outlet, sedute su una panchina, davanti alle casse del Ipercoop, stavano parlando, io sono passato, dopo un secondo sono scoppiate a ridere, ma come delle matte, ridevano, ridevano, ridevano. Lo so che magari ridevano per una cosa loro, e che non mi hanno nemmeno visto, magari, ma appunto, magari, magari no. Magari ridevano di me. Io penso ridessero di me.

Noi la farem vendetta l’ho letto quasi tutto, oggi. Sono arrivato a casa che mi mancavano ancora quaranta pagine. E mentre che ero lì che leggevo, questo pomeriggio, ho pensato che era una situazione strana, arrivare a casa, poggiare un libro che hai appena comprato e già letto sulla mensola della biblioteca, e sapere che ormai l’hai già letto, che ora starà lì senza far niente per chissà quanto, forse per sempre, se non lo rileggerai, magari lo rileggerai, ma non subito, chissà fra quanto. Comunque, mentre avevo questa situazione in testa, mi è venuto spontaneo pensare: Ma se torno alla libreria e lo poso, che ormai l’ho letto, ne posso prendere un altro?

Qualche ora fa ho finito il libro e mi sono ricordato di avere un disco, che parla di quello che è raccontato in Noi la farem vendetta, cioè i fatti del luglio 1960, a Reggio Emilia, dove cinque civili, cittadini senza armi, furono aggrediti e uccisi dalla polizia che sparò ad altezza d’uomo in mezzo alla folla, non si capì mai bene il perché, in relazione comunque a un convegno del Msi che si sarebbe dovuto tenere nel teatro che si affaccia sulla piazza del delitto. Il disco si chiama Dividing Opinions, è dei Giardini di mirò, ed è uscito nel 2006.

Ho pensato che, se avessi avuto internet funzionante, avrei mandato una mail a Nori per segnalargli il disco, che magari non lo conosce ancora, e potrebbe interessargli, solo che internet non va. Però mi sono ripromesso di farlo, appena torna. Anche se gli darò fastidio.

Io ho sempre l’impressione di dare fastidio, alla gente, quando le parlo, le scrivo, le dico qualcosa. Ma il bello è che, nonostante sia convinto di dar fastidio, continuo a scrivere, a parlare, a dire delle cose. Però un po’ di rimorsi mi vengono, ogni tanto.

Spesso.

Quasi sempre.

No, no, mettiamo le cose in chiaro: io vivo, di rimorsi, e di vergogne.

Piccola pausa velleitaria ed inutile: ho scoperto che il programma di scrittura che uso permette di zoomare o rimpicciolire le pagine che hai scritto, ora ho rimpicciolito al 39% e voglio vedere se riesco a scrivere tutto giusto senza sbagliare, e mi sembra proprio di si perché non vedo segnetti rossi, ah no, segnetti me l’ha segnato in rosso, ma l’ha fatto pure adesso, quindi forse non la riconosce come parola, comunque basta, esperimento delle 3:28 finito.

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