martedì 27 dicembre 2011

Diario dell'assenza di internet - parte 1

Mrs Kernan entrò nella stanza, poggiò il vassoio sul tavolo e disse:

“Servitevi pure.”

Ecco, mi serviva una frase per iniziare questa cosa che sto scrivendo, allora ho aperto a caso Gente di Dublino di Joyce e ho copiato la prima riga che mi è capitata sotto gli occhi. Ecco qui. Ho iniziato questo documento word per trovare una specie di diversivo al fatto che non riesco a scrivere una recensione su Skitter On Take Off di Vic Chesnutt. Sono arrivato alla fine del primo paragrafo e poi niente, non mi esce più nulla, e quello che ho scritto mi sembra così normale e insignificante che non so se lo terrò o lo cancellerò. È una cosa che mi succede spessissimo, in questi ultimi mesi. Prima ho pensato, mentre non riuscivo a scrivere la recensione, che ho le crisi dello scrittore e manco sono uno scrittore.

Ci ho pensato ieri a questa possibilità, di diventare scrittore, e sono arrivato alla conclusione che a me piacerebbe più diventare un musicista, o comunque lavorare nel mondo della musica, tipo organizzare concerti, fare il manager a qualche band, occuparmi di musica, ecco.

Peccato che non sia capace a suonare. Già stasera ho perso delle ore a provare a concludere qualcosa con la chitarra, le ho anche comprato le corde nuove, ma niente, si scordava sempre, manco riuscivo ad accordarla, poi mi è montato sul il nervoso cattivo, e allora non c’è stato più niente da fare: quel tipo di nervoso lì mi ammazza. Mi vien sempre voglia di spaccare qualcosa.

Mi è tornato anche stanotte, quando non trovavo il disco di Vic Chesnutt che volevo recensire. L’ho cercato in mezzo alla pila di cd che ho sul tavolino del salotto, nel mobile dei cd, ho aperto decine di cd a caso sperando di averlo messo lì per sbaglio, che tanto lo sapevo che non c’era ma ho guardato lo stesso, poi mi è venuto in mente che l’ultima volta che l’ho visto era di sopra, quando è venuto il tecnico del computer a mettere il computer nuovo, credo, insomma, l’avevo posato sul mobile dove tengo i libri di scuola e dell’università, e infatti era ancora lì, sepolto fra i fogli.

Niente, internet non va ancora. È tutto oggi che non c’è il segnale e anche questo ha contribuito a farmi diventare nervoso e inconcludente. L’ho realizzato questo pomeriggio, appena arrivato a casa, che se non c’è internet mi manca davvero qualcosa. Non è una dipendenza, ma se sono a casa mi vien spontaneo accendere il computer e andare su internet, e non poterlo fare, mi manca qualcosa. C’è sempre qualcosa da fare, alla fine, o leggo, o studio, o ascolto un disco, per esempio oggi mi sono ascoltato Three Ragas di Ravi Shankar disteso sul letto ed è stato una meraviglia, però, ci fosse stato internet, io sarei andato su internet, credo, poi non so. Un’ altra cosa strana che ho notato oggi, è che, di solito, i giorni in cui va via internet, sono quei giorni in cui sono stato via di casa più tempo del solito; che mi viene sempre da chiedermi: Ma è tutto il giorno che è via, o se fossi stato a casa sarei riuscito a andarci?


Ofelia vuol sapere da che parte girare
Ha una lunga
Ombra
in un mezzo
giorno, pieno
Quando il tempo,
soffia
Raso al suolo
Squassando trame alla sua già scomposta vita
In fila
Piani scordati e sottoscale e solai
Vorrai
Vivere ancora per morire ancora come bere ancora per fumare ancora come alzarsi ancora e ricadere sola
Vivere ancora per morire ancora come bere ancora per fumare ancora come alzarsi ancora e ricadere sola
Vivere ancora per morire ancora come bere ancora per fumare ancora come alzarsi ancora e ricadere sola

I Bachi da pietra sono stati formidabili, l’altra sera. Questa credo non l’abbiano fatta, ma non importa, la stavo ascoltando ora e ho deciso di inserirla qui, anche per scrivere quello che sto scrivendo ora. Non una parola durante il concerto, non un cenno al pubblico, ma solo quaranta e più minuti di angoscia fumosa e sussurrata che raschiava e strisciava. Blu, neri, sfocati e grigi, così li descriverei. Avrei comprato il live in vinile che è uscito da poco, se soltanto avessi avuto più di dieci centesimi nel portafoglio a fine serata.

Sono le 2:13 e non ho ancora sonno. Anzi, proprio non riesco ad avere sonno.

Sono le 2:34.

Sono le 2:41 e ascolto Girl from the north country di Bob Dylan. Ho scoperto di avere un microfono nel cassetto sotto la scrivania, l’ho collegato al computer, ho provato il registratore di suoni, funziona.

Ho continuato l’esplorazione nel secondo cassetto e ho trovato delle cose interessanti, come il programma della stagione teatrale di qualche anno fa del teatro di Bra, che avevo visto quasi interamente, con l’abbonamento con la scuola. Ogni notte, dopo essere andato a teatro, tornato a casa, scrivevo due righe e un giudizio vicino al titolo dello spettacolo. Oppure dei fogli stampati da internet da mio padre sul Concerto delle menti dei Pholas Dactylus, che avevo scoperto sull’enciclopedia per computer che avevo comprato quando facevo le medie, un cd a settimana, su Panorama, credo, nel cd dedicato alla musica. Mi aveva portato diverse cose trovate sul web e ora m’è tornata voglia di riascoltarmi il disco. Vado a prenderlo.

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